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CARRELLO
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Complemento di arredo fondamentale, il lampadario in vetro di Murano ha una storia antica e viene impiegato soprattutto con un intento funzionale: per far fronte alle innumerevoli uccisioni che avvenivano durante la notte, il Doge Domenico Michiel decretò che “per le Contrade mal sicure fossero posti Cesendelli impizadi, che ardessero tutta la notte”. Nel 1450 in Consiglio dei Dieci fu ordinato che “sotto al portego della drapparia ogni sera si accenda lampade quattro, che durino sino ore quattro di notte”. Il Cesendello era una tipica lampada a sospensione o lanterna veneziana a forma di cilindro allungato entro il quale si versava l’olio che, mediante stoppino, bruciava lentamente illuminando le chiese e le abitazioni dal Medioevo fino al Settecento. Troverai un esempio di Cesendello nella Collezione Fortuny, sezione Oriente.

Il passo che portò all’invenzione del lampadario in vetro soffiato di Murano fu la grave crisi subìta dall’industria vetraria muranese nel Settecento, quando la concorrenza boema era diventata un problema. L’intraprendente muranese Giuseppe Briati (1686-1772) avviò una produzione di vetro simile per composizione a quella dei vetri boemi. Senza imitarne le opere, ma tentando di vincere la concorrenza, ne riadatta la produzione al gusto e alla fantasia veneziana e inventa i famosissimi lampadari a molteplici bracci in cristallo, decorati da festoni, foglie e fiori policromi, sostenuti da un supporto centrale: nascono così i famosi lampadari in vetro di Murano stile Rezzonico. Un suo autentico e splendido esemplare è ancora oggi esposto al Museo di Ca’ Rezzonico, a Venezia, e il genere continua da allora a essere riproposto e realizzato in infinite varianti.

Il vetro di Murano era considerato fino allora il più pregiato, il più artistico, insuperato e insuperabile, destinato alla nobiltà e alle corti d’Europa doveva provenire dalla città lagunare o perlomeno essere stato soffiato dalle mani dei maestri dell’arte vetraria di Venezia. La bellezza e il fascino della produzione veneziana erano il risultato della soffiatura eseguita direttamente al forno, cioè dell’abilità e dell’esperienza dei maestri di Murano, ben diverso dal cristallo di Boemia, dalle pareti spesse ma incolore. Ecco allora che il lampadario classico in vetro di Murano diventerà un’icona che rappresenterà per sempre un concetto di eleganza, leggerezza e raffinatezza.

Altri momenti di crisi segneranno la storia del vetro di Murano, difficoltà che tuttavia non impedirono l’invenzione di nuove tecniche di lavorazione del vetro soffiato che raggiungeranno un nuovo apice dopo la Prima Guerra Mondiale. In particolare, per quanto riguarda la storia del lampadario in vetro di Murano, la collaborazione tra Paolo Venini e l’architetto Carlo Scarpa porterà a ricercare nuove forme e modelli adatti alla trasformazione del gusto, soprattutto a partire dallo stile del momento, l’Art Déco o lo “stile 1925”, sempre più orientandosi a una riproducibilità seriale soprattutto nella creazione di impianti di illuminazione che potessero essere adatti a unirsi con la nuova architettura razionalista e classicheggiante. Ecco che questa sinergia darà il via all’ennesimo e intramontabile gusto moderno, quello stile che oggi chiamiamo Vintage.